Breve storia della speleologia a Trieste



 
[Foto primi anni '20
Speleologi triestini all'ingresso del Pozzo n. 408 presso Villa Opicina, in una foto fatta dal Gradenigo nei primi anni '20 
Le grotte del Carso, abitate nell'antichità, oggetto di culto e di interesse da parte di studiosi e geografi, tornano ad attirare l'attenzione dell'uomo nel XV secolo, sull'onda di quella ripresa degli studi che porta una ventata di rinnovamento nell'Europa appena uscita dal medioevo. E' il periodo - XV/XVII secolo - nel quali vari studiosi cercano di illustrare il fenomeno carsico utilizzando i parametri culturali propri dell'epoca, per cui a fianco di descrizioni fantasiose si hanno intuizioni geniali; le grotte rimangono, comunque, luoghi misteriosi sovente legati ad una realtà metafisica e visitati soltanto da audaci o temerari

Nella regione una delle prime esplorazioni è effettuata nella grotta del Diavolo Zoppo (Monfalcone) nei primi anni del '700 da un gruppo di cercatesori alcuni dei quali - dicono le cronache - muoiono di spavento. Negli stessi anni, esploratori meno impressionabili visitano la Grotta di Corniale che diviene presto la prima grotta turistica della regione. Con la metà del '700 scompaiono pian piano le descrizioni fantasiose sostituite da relazioni tecniche di matematici, naturalisti, chimici. Nei primi anni del XIX secolo iniziano le esplorazioni che hanno, tra l'altro, come meta la Grotta di Padriciano, l'antro delle sorgenti di Bagnoli, caverne presso Opicina, Santa Croce, Aurisina. 

Il grande sviluppo di Trieste nei primi decenni dell'800 costringe i pubblici amministratori a cercare una soluzione al problema dell'approvigionamento idrico: le fontane pubbliche e i pozzi privati non bastano più, nei pressi della città non scorrono fiumi dai quali attingere acqua, per cui si concretizza l'idea di reperirla nelle viscere del Carso in cui dovrebbe scorrere il mitico Timavo
 
 

. La ricerca, condotta da privati, raggiunge il suo obbiettivo nel 1841 allorquando Antonio Federico Lindner, dopo parecchi mesi di duro lavoro, raggiunge un ramo del fiume sul fondo dell'Abisso di Trebiciano, a 329 m di profondità ed a 12 m sul livello del mare. L'acqua è trovata ma troppo in basso per essere utilizzata, per cui negli anni che seguono la ricerca di un altro accesso al fiume sotterraneo viene razionalizzata: si costruiscono i primi gruppi di esploratori delle caverne.
 
[Guide di San Canziano nel 1890]
Le guide di San Canziano in una foto del 1890.
Da sinistra: Zafred F., Cerkvenik G., Cerkvenik F., Cerkvenik F. II
Nel 1883 vengono fondate la Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie e quella del Deutschen und Osterchischen Alpen Vereins, qualche anno più tardi il Gruppo Hades, il Club dei Sette, il Comitato Grotte del Club Turisti Triestini

Le grotte esplorate vengono catalogate e studiate sotto parecchi punti di vista (idrologico, morfologico, biologico, paletnologico,...): è nata la speleologia. Nei primi anni del secolo la città di Trieste può considerarsi all'avanguardia nel settore, con studiosi che si affermano a livello internazionale.
 

 Negli anni che seguono la prima guerra mondiale, risolto con un nuovo acquedotto il problema dell'acqua, la speleologia triestina si sviluppa ancora di pià conseguendo notevoli risultati sia nel campo esplorativo (i due terzi dei maggiori abissi conosciuti in quegli anni sono stati esplorati da triestini), come in quello scientifico (pubblicazioni di prestigio quali il "2000 grotte", "Il Timavo",...), e ciò grazie all'attività di una trentina di gruppi grotte ed all'opera di studiosi fra i quali primeggia E.Boegan. All'inizio della seconda guerra mondiale le grotte esplorate ed accatastate sono quasi 3900, che diverranno 4000 negli anni '60 e 5000 negli anni '80; nel 1989 sono 5500, di cui oltre 2000 nelle provincie di Trieste e Gorizia. I risultati di oltre cent'anni di ricerche ed esplorazioni degli speleologi triestini sono compendiati in queste aride cifre, cui si possono sommare le migliaia di pubblicazioni e studi, l'organizzazione di Congressi (1993, 1954, 1963), Convegni (1958, 1973, 1981), Symposium (1981, 1987) sui temi specifici di speleologia, e la creazione di una Scuola Nazionale di Speleologia. E infine spedizioni speleologiche in tutte le regioni d'Italia e all'estero: Iran, Marocco, Mexico, Santo Domingo, Brasile, Russia, Costarica,...

La speleologia triestina, dopo aver primeggiato negli studi carsici ed aver diffuso con le iniziative accennate l'amore per la speleologia, prosegue nella strada intrapresa, forte di una decina di gruppi che esplicano un'attività indipendente, parzialmente sovvenzionata dalla Regione Friuli - Venezia Giulia, appoggiandosi per la parte scientifica a strutture quali l'Univesità, il Museo Civico, la soprintendenza.

Nel 1957 viene fondata la prima Federazione Speleologica Triestina , a cui aderiscono tre gruppi e che cessa l'attività l'anno seguente: i tempi non sono ancora maturi. Rinasce, su nuove basi, nel 1984, raccogliendo tutti i gruppi grotte di Trieste ufficialmente riconosciuti dalla Regione Friuli - Venezia Giulia, con lo scopo preciso di tutelare gli interessi dello speleologo e per salvaguardare le aree carsiche, raccogliendo in se con questo atto costitutivo, tutte le capacità, le esperienze e le potenzialità dei gruppi nei quali operano gli speleologi triestini.


Tratto da "Cenni di storia della speleologia triestina", numero speciale di "Rassegna", bollettino edito dalla Federazione Speleologica Triestina", Trieste, 1990

  Fed. Triestina Speleologia Italiana Fed. Regionale spin.it


Site administrator: marengo@spin.it - Last update: November 1997