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Le grotte del Carso, abitate nell'antichità,
oggetto di culto e di interesse da parte di studiosi e geografi, tornano
ad attirare l'attenzione dell'uomo nel XV secolo, sull'onda di quella
ripresa degli studi che porta una ventata di rinnovamento nell'Europa
appena uscita dal medioevo. E' il periodo - XV/XVII secolo - nel quali
vari studiosi cercano di illustrare il fenomeno carsico utilizzando i
parametri culturali propri dell'epoca, per cui a fianco di descrizioni
fantasiose si hanno intuizioni geniali; le grotte rimangono, comunque,
luoghi misteriosi sovente legati ad una realtà metafisica e
visitati soltanto da audaci o temerari
Nella regione una delle prime esplorazioni è effettuata nella grotta del Diavolo Zoppo (Monfalcone) nei primi anni del '700 da un gruppo di cercatesori alcuni dei quali - dicono le cronache - muoiono di spavento. Negli stessi anni, esploratori meno impressionabili visitano la Grotta di Corniale che diviene presto la prima grotta turistica della regione. Con la metà del '700 scompaiono pian piano le descrizioni fantasiose sostituite da relazioni tecniche di matematici, naturalisti, chimici. Nei primi anni del XIX secolo iniziano le esplorazioni che hanno, tra l'altro, come meta la Grotta di Padriciano, l'antro delle sorgenti di Bagnoli, caverne presso Opicina, Santa Croce, Aurisina.
Il grande sviluppo di Trieste nei primi decenni dell'800 costringe i
pubblici amministratori a cercare una soluzione al problema
dell'approvigionamento idrico: le fontane pubbliche e i pozzi privati
non bastano più, nei pressi della città non scorrono fiumi
dai quali attingere acqua, per cui si concretizza l'idea di reperirla
nelle viscere del Carso in cui dovrebbe scorrere il mitico
Timavo.
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Nel 1883 vengono fondate la Commissione Grotte della Società
Alpina delle Giulie e quella del Deutschen und Osterchischen Alpen
Vereins, qualche anno più tardi il Gruppo Hades, il
Club dei Sette, il Comitato Grotte del Club Turisti
Triestini.
Le grotte esplorate vengono catalogate e studiate sotto parecchi punti
di vista (idrologico, morfologico, biologico, paletnologico,...): è
nata la speleologia. Nei primi anni del secolo la città di
Trieste può considerarsi all'avanguardia nel settore, con studiosi
che si affermano a livello internazionale.
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Negli anni che seguono la prima guerra mondiale, risolto con un nuovo acquedotto il problema dell'acqua, la speleologia triestina si sviluppa ancora di pià conseguendo notevoli risultati sia nel campo esplorativo (i due terzi dei maggiori abissi conosciuti in quegli anni sono stati esplorati da triestini), come in quello scientifico (pubblicazioni di prestigio quali il "2000 grotte", "Il Timavo",...), e ciò grazie all'attività di una trentina di gruppi grotte ed all'opera di studiosi fra i quali primeggia E.Boegan. All'inizio della seconda guerra mondiale le grotte esplorate ed accatastate sono quasi 3900, che diverranno 4000 negli anni '60 e 5000 negli anni '80; nel 1989 sono 5500, di cui oltre 2000 nelle provincie di Trieste e Gorizia. I risultati di oltre cent'anni di ricerche ed esplorazioni degli speleologi triestini sono compendiati in queste aride cifre, cui si possono sommare le migliaia di pubblicazioni e studi, l'organizzazione di Congressi (1993, 1954, 1963), Convegni (1958, 1973, 1981), Symposium (1981, 1987) sui temi specifici di speleologia, e la creazione di una Scuola Nazionale di Speleologia. E infine spedizioni speleologiche in tutte le regioni d'Italia e all'estero: Iran, Marocco, Mexico, Santo Domingo, Brasile, Russia, Costarica,...
La speleologia triestina, dopo aver primeggiato negli studi carsici ed aver diffuso con le iniziative accennate l'amore per la speleologia, prosegue nella strada intrapresa, forte di una decina di gruppi che esplicano un'attività indipendente, parzialmente sovvenzionata dalla Regione Friuli - Venezia Giulia, appoggiandosi per la parte scientifica a strutture quali l'Univesità, il Museo Civico, la soprintendenza.
Nel 1957 viene fondata la prima Federazione Speleologica Triestina
, a cui aderiscono tre gruppi e che cessa l'attività l'anno
seguente: i tempi non sono ancora maturi. Rinasce, su nuove basi, nel 1984,
raccogliendo tutti i gruppi grotte di Trieste
ufficialmente riconosciuti dalla Regione Friuli - Venezia Giulia, con
lo scopo preciso di tutelare gli interessi dello speleologo e
per salvaguardare le aree carsiche, raccogliendo in se con questo atto
costitutivo, tutte le capacità, le esperienze e le
potenzialità dei gruppi nei quali operano gli speleologi triestini.
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