La ricetta del Gran Pampel

La bevanda ufficiale degli speleologi triestini


dis. Mauro Ebblin, da Progressione 33
Mitica pozione infuocata degli speleologi triestini, e' una bevanda di estrazione nordica, probabilmente finlandese, la cui ricetta e' stata adottata nell'immediato secondo dopoguerra. Sembra che dia coraggio e vigore, ma sopratutto e' certo che chi la beve non sente piu' freddo.

Ingredienti

Per circa 600 litri di bevanda (dose minima consigliata per un numero limitato di speleologi):

- del fuoco (e' consigliato un bel falo')
- un pentolone sufficientemente capiente
- un colino con manico prolungato e fori di 2 millimetri circa di diametro
- 400 litri di vino bianco
- 100 litri di rhum fantasia
- 34 kg di zucchero
- 34 kg di frutta fresca di stagione
- 2.5 kg di burro
- circa 1500 chiodi di garofano
- circa 50 pezzi di cannella in canna
- 1 "druido" e due "bubez" (aiutanti)


Preparazione

Versare il vino nel pentolone, aprire un po' il tappo delle bottiglie di rhum e sistemarle in piedi nel vino. Quindi accendere il fuoco sotto il pentolone. Pelare la frutta e tagliarla a pezzetti (nella ricetta originale questa operazione andava fatta a morsi!). Quando il vino sta per bollire, versare la frutta a pezzetti, i chiodi di garofano e la cannella sbriciolata, ed immergere anche il colino perche' si scaldi. Appena l'intruglio sta per bollire, levare bottiglie e colino dal pentolone e metterci invece il burro.

I due "bubez" sono addetti ad alimentare il colino del "druido" officiante; uno versa lo zucchero e l'altro il rhum bollente. Dopo la prima accensione del colino il fuoco non deve mai spegnersi e qui conta l'abilita' del druido che, con continui sapienti movimenti, fara' rotolare senza sosta nel colino la melassa infuocata, in maniera da far cadere nel pentolone le gocce di zucchero infuocato e percio' caramellato. Quando tutto il ruhm e lo zucchero sono finiti, il druido si raccoglie in meditazione e immerge e solleva piu' volte il colino nel pentolone infuocato, cosicche' mentre il popolo vichingo intona l'inno al dio Odino, fa elevare dal pentolone alte fiammate, sino a quando, in concomitanza con la fine dei cantici, spegne il fuoco e inizia l'orgia.


Il canto propiziatore

Nella fase finale della preparazione tutto il popolo vichingo, insieme con gli officianti, deve intonare la seguente canzone propiziatoria, al fine di elevare lo spirito e prepararsi ad accogliere la sacra bevanda:

Odino, Odino,

non stane mandar acqua,

manda vino!


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